giovedì 15 giugno 2017

Non vorremmo pensare male ma ci chiediamo: come mai Benedetto XVI è scomparso? (R.)

Cari amici,
ho riflettuto a lungo prima di scrivere questo post. Ho letto vari commenti anche sui social e credo che la regola base sia quella di non pensare subito al peggio. Tuttavia ci si chiede come mai Benedetto XVI non compaia più nemmeno in fotografia da un po' di tempo e precisamente da quando sono divampate (inutilmente) le polemiche sulla sua postfazione al libro del card. Sarah.
Non vorremmo fare 2+2 e saltare subito alle conclusioni (anche perchè sembra che 2+2 non faccia più 4 e che il Diavolo sia una sorta di invenzione), ma qualche domanda ci sorge spontanea.
Innanzitutto ci auguriamo che Benedetto stia bene e che l'eventuale scelta di prendersi qualche settimana di riposo, non ricevendo ospiti, sia frutto di una sua decisione e non di qualche "suggerimento" altrui.
Speriamo di avere al più presto qualche risposta.
Oggi è la Solennità del Corpus Domini che, per la prima volta, non sarà celebrata a Roma. La Santa Messa e la Processione sono state rinviate a domenica, come si usa fare in Italia. Peccato che il nostro Paese non sia il centro del mondo ma tant'è. Ho letto che lo spostamento permetterà una maggiore affluenza di fedeli. Non ne vedo la ragione onestamente visto che la chiesa non dovrebbe guardare solo ai numeri. Inoltre con Papa Benedetto non ci sono mai stati questi problemi come ben testimoniato dai due video seguenti. R. 

2005
2008

domenica 11 giugno 2017

Benedetto XVI a Genova: coltivate una fede pensata, capace di dialogare in profondità con tutti (YouTube)



LINK DIRETTO SU YOUTUBE

Il 18 maggio 2008, in occasione della sua Visita Pastorale a Savona e Genova, Benedetto XVI celebrò la Santa Messa nel capoluogo ligure davanti a 100mila fedeli. Riascoltiamo e rileggiamo la bellissima omelia che ci fa riflettere su molti aspetti teologici. Grazie a Gemma per l'ennesimo regalo :-)


CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA IN PIAZZA DELLA VITTORIA A GENOVA

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Domenica, 18 maggio 2008
    
Cari fratelli e sorelle,

al termine di un’intensa giornata trascorsa in questa vostra Città, ci ritroviamo uniti attorno all’altare per celebrare l’Eucaristia, nella solennità della Santissima Trinità
Da questa centrale Piazza della Vittoria, che ci accoglie per la corale azione di lode e di ringraziamento a Dio con cui si chiude la mia visita pastorale, invio il più cordiale saluto all’intera comunità civile ed ecclesiale di Genova. Con affetto saluto, in primo luogo, l’Arcivescovo, il Cardinale Angelo Bagnasco, che ringrazio per la cortesia con cui mi ha accolto e per le toccanti parole che mi ha rivolto all’inizio della Santa Messa. Come non salutare poi il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, già Pastore di questa antica e nobile Chiesa? A lui il mio grazie più sentito per la sua vicinanza spirituale e per la sua preziosa collaborazione. Saluto poi il Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Ernesto Palletti, i Vescovi della Liguria e gli altri Presuli. Rivolgo il mio deferente pensiero alle Autorità civili, alle quali sono grato per la loro accoglienza e per il fattivo sostegno che hanno prestato alla preparazione e allo svolgimento di questo mio pellegrinaggio apostolico. In particolare saluto il Ministro Claudio Scaiola in rappresentanza del nuovo Governo, che proprio in questi giorni ha assunto le sue piene funzioni al servizio dell’amata Nazione italiana. Mi rivolgo poi con viva riconoscenza ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai diaconi, ai laici impegnati, ai seminaristi, ai giovani. A tutti voi, cari fratelli e sorelle, il mio saluto affettuoso. Estendo il mio pensiero a quanti non hanno potuto essere presenti, in modo speciale agli ammalati, alle persone sole e a quanti si trovano in difficoltà. Affido al Signore la città di Genova e tutti i suoi abitanti in questa solenne Concelebrazione eucaristica, che, come ogni domenica, ci invita a partecipare in modo comunitario alla duplice mensa della Parola di Verità e del Pane di Vita eterna.
Abbiamo ascoltato, nella prima Lettura (Es 34,4b-6.8-9), un testo biblico che ci presenta la rivelazione del nome di Dio. E’ Dio stesso, l’Eterno e l’Invisibile, che lo proclama, passando davanti a Mosè nella nube, sul monte Sinai. E il suo nome è: “Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà”. San Giovanni, nel nuovo Testamento, riassume questa espressione in una sola parola: “Amore” (cfr 1 Gv 4,8.16). Lo attesta anche il Vangelo odierno: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16). Questo nome esprime dunque chiaramente che il Dio della Bibbia non è una sorta di monade chiusa in se stessa e soddisfatta della propria autosufficienza, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, relazione. Parole come “misericordioso”, “pietoso”, “ricco di grazia” ci parlano tutte di una relazione, in particolare di un Essere vitale che si offre, che vuole colmare ogni lacuna, ogni mancanza, che vuole donare e perdonare, che desidera stabilire un legame saldo e duraturo. La Sacra Scrittura non conosce altro Dio che il Dio dell’Alleanza, il quale ha creato il mondo per effondere il suo amore su tutte le creature (cfr Messale Romano, Pregh. Euc. IV) e che si è scelto un popolo per stringere con esso un patto nuziale, farlo diventare una benedizione per tutte le nazioni e così formare dell’intera umanità una grande famiglia (cfr Gn 12,1-3; Es 19,3-6). Questa rivelazione di Dio si è pienamente delineata nel Nuovo Testamento, grazie alla parola di Cristo. Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, uno nell’essenza e trino nelle persone: Dio è Amore, Amore Padre - Amore Figlio - Amore Spirito Santo. Ed è proprio nel nome di questo Dio che l’apostolo Paolo saluta la comunità di Corinto, e saluta tutti noi: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio [Padre] e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2 Cor 13,13).
C’è dunque, in queste Letture, un contenuto principale che riguarda Dio, e in effetti la festa di oggi ci invita a contemplare Lui, il Signore, ci invita a salire in un certo senso “sul monte” come fece Mosè. Questo sembra a prima vista portarci lontano dal mondo e dai suoi problemi, ma in realtà si scopre che proprio conoscendo Dio più da vicino si ricevono anche le indicazioni fondamentali per questa nostra vita: un po’ come accadde a Mosè, che salendo sul Sinai e rimanendo alla presenza di Dio ricevette la legge incisa sulle tavole di pietra, da cui il popolo trasse la guida per andare avanti, per trovare la libertà e per formarsi come popolo in libertà e giustizia. Dal nome di Dio dipende la nostra storia; dalla luce del suo volto il nostro cammino.
Da questa realtà di Dio, che Egli stesso ci ha fatto conoscere rivelandoci il suo “nome”, cioè il suo volto, deriva una certa immagine di uomo, cioè il concetto di persona. Se Dio è unità dialogica, essere in relazione, la creatura umana, fatta a sua immagine e somiglianza, rispecchia tale costituzione: essa pertanto è chiamata a realizzarsi nel dialogo, nel colloquio, nell’incontro: è un essere in relazione. In particolare, Gesù ci ha rivelato che l’uomo è essenzialmente “figlio”, creatura che vive nella relazione con Dio Padre, e così in relazione con tutti i suoi fratelli e sorelle. 
L’uomo non si realizza in un’autonomia assoluta, illudendosi di essere Dio, ma, al contrario, riconoscendosi quale figlio, creatura aperta, protesa verso Dio e verso i fratelli, nei cui volti ritrova l’immagine del Padre comune. 
Si vede bene che questa concezione di Dio e dell’uomo sta alla base di un corrispondente modello di comunità umana, e quindi di società. E’ un modello che sta prima di ogni regolamentazione normativa, giuridica, istituzionale, ma direi anche prima delle specificazioni culturali; un modello di umanità come famiglia, trasversale a tutte le civiltà, che noi cristiani esprimiamo affermando che gli uomini sono tutti figli di Dio e quindi tutti fratelli. Si tratta di una verità che sta fin dal principio dietro di noi e al tempo stesso ci sta sempre davanti, come un progetto a cui sempre tendere in ogni costruzione sociale.
Ricchissimo è il Magistero della Chiesa che si è sviluppato a partire proprio da questa visione di Dio e dell’uomo. Basta percorrere i capitoli più importanti della Dottrina Sociale della Chiesa, a cui hanno dato apporti sostanziali i miei venerati Predecessori, in particolare negli ultimi centovent’anni, facendosi autorevoli interpreti e guide del movimento sociale di ispirazione cristiana. Vorrei qui oggi menzionare solo la recente Nota pastorale dell’Episcopato italiano “Rigenerati per una speranza viva”: testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo (29.VI.2007). Questa Nota propone due priorità: anzitutto, la scelta del “primato di Dio”: tutta la vita e l’opera della Chiesa dipendono dal mettere al primo posto Dio, ma non un Dio generico, bensì il Signore con il suo nome e il suo volto, il Dio dell’Alleanza che ha fatto uscire il popolo dalla schiavitù d’Egitto, ha risuscitato Cristo dai morti e vuole condurre l’umanità alla libertà nella pace e nella giustizia. L’altra scelta è quella di porre al centro la persona e l’unità della sua esistenza, nei diversi ambiti in cui si dispiega: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità sua propria, la tradizione, la cittadinanza. Il Dio uno e trino e la persona in relazione: questi sono i due riferimenti che la Chiesa ha il compito di offrire ad ogni generazione umana, quale servizio alla costruzione di una società libera e solidale. La Chiesa lo fa certamente con la sua dottrina, ma soprattutto mediante la testimonianza, che non per nulla è la terza scelta fondamentale dell’Episcopato italiano: testimonianza personale e comunitaria, in cui convergono vita spirituale, missione pastorale e dimensione culturale.
In una società tesa tra globalizzazione e individualismo, la Chiesa è chiamata ad offrire la testimonianza della koinonìa, della comunione. Questa realtà non viene “dal basso” ma è un mistero che ha, per così dire, le “radici in cielo”: proprio in Dio uno e trino. E’ Lui, in se stesso, l’eterno dialogo d’amore che in Gesù Cristo si è comunicato a noi, è entrato nel tessuto dell’umanità e della storia per condurle alla pienezza
Ed ecco allora la grande sintesi del Concilio Vaticano II: la Chiesa, mistero di comunione, “è in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Cost. Lumen gentium, 1). Anche qui, in questa grande Città, come pure nel suo territorio, con la varietà dei rispettivi problemi umani e sociali, la Comunità ecclesiale, oggi come ieri, è prima di tutto il segno, povero ma vero, di Dio Amore, il cui nome è impresso nell’essere profondo di ogni persona e in ogni esperienza di autentica socialità e solidarietà.
Dopo queste riflessioni, cari fratelli, vi lascio alcune esortazioni particolari. Abbiate cura della formazione spirituale e catechistica, una formazione “sostanziosa”, più che mai necessaria per vivere bene la vocazione cristiana nel mondo di oggi. Lo dico agli adulti e ai giovani: coltivate una fede pensata, capace di dialogare in profondità con tutti, con i fratelli non cattolici, con i non cristiani e i non credenti. Portate avanti la vostra generosa condivisione con i poveri e i deboli, secondo l’originaria prassi della Chiesa, attingendo sempre ispirazione e forza dall’Eucaristia, sorgente perenne della carità
Incoraggio con affetto speciale i seminaristi e i giovani impegnati in un cammino vocazionale: non abbiate timore, anzi, sentite l’attrattiva delle scelte definitive, di un itinerario formativo serio ed esigente. Solo la misura alta del discepolato affascina e dà gioia. Esorto tutti a crescere nella dimensione missionaria, che è co-essenziale alla comunione. La Trinità infatti è al tempo stesso unità e missione: quanto più intenso è l’amore, tanto più forte è la spinta ad effondersi, a dilatarsi, a comunicarsi. Chiesa di Genova, sii unita e missionaria, per annunciare a tutti la gioia della fede e la bellezza di essere Famiglia di Dio. Il mio pensiero si allarga alla Città intera, a tutti i Genovesi e a quanti vivono e lavorano in questo territorio. Cari amici, guardate al futuro con fiducia e cercate di costruirlo insieme, evitando faziosità e particolarismi, anteponendo ai pur legittimi interessi particolari il bene comune.
Vorrei concludere con un augurio che riprendo dalla stupenda preghiera di Mosè, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: il Signore cammini sempre in mezzo a voi e faccia di voi la sua eredità (cfr Es 34,9). Ve lo ottenga l’intercessione di Maria Santissima, che i Genovesi, in patria e nel mondo intero, invocano quale Madonna della Guardia. Con il suo aiuto e con quello dei Santi Patroni di questa vostra amata Città e Regione, la vostra fede e le vostre opere siano sempre a lode e gloria della Santissima Trinità. Seguendo l’esempio dei Santi di questa terra siate una comunità missionaria: in ascolto di Dio e al servizio degli uomini! Amen.

© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana

mercoledì 7 giugno 2017

Benedetto XVI al Cenacolo: Nell'Eucaristia noi siamo attratti nel mistero dell’amore divino (YouTube)



LINK DIRETTO SU YOUTUBE

Il 12 maggio 2009, in occasione del suo Pellegrinaggio in Terra Santa, Benedetto XVI si recò al Cenacolo dove tenne un discorso fondamentale sul significato dell'Eucarestia, sull'ecumenismo fra Cristiani e sulla presenza del Cristianesimo in Medio Oriente.
Grazie di cuore a Gemma per avere trovato questa pietra miliare e per l'impegno nell'inserire i sottotitoli :-)
Ecco il discorso integrale:


PREGHIERA DEL REGINA CÆLI 

CON GLI ORDINARI DI TERRA SANTA


PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Cenacolo di Gerusalemme  

Martedì, 12 maggio 2009


Cari Fratelli Vescovi,
Caro Padre Custode,

é con grande gioia che vi saluto, Ordinari della Terra Santa, in questo Cenacolo dove, secondo la tradizione, il Signore aprì il suo cuore ai discepoli da Lui scelti e celebrò il Mistero Pasquale, e dove lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste ispirò i primi discepoli ad uscire e a predicare la Buona Novella
Ringrazio Padre Pizzaballa per le calorose parole di benvenuto che mi ha rivolto a vostro nome. Voi rappresentate le comunità cattoliche della Terra Santa che, nella loro fede e devozione, sono come delle candele accese che illuminano i luoghi santi, favoriti un tempo dalla presenza di Gesù, il nostro Signore vivente. Questo singolare privilegio dà a voi e al vostro popolo un posto speciale nel mio cuore come Successore di Pietro. 
"Quando Gesù seppe che la sua ora era venuta di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1). 
Il Cenacolo ricorda l'Ultima Cena di nostro Signore con Pietro e gli altri Apostoli ed invita la Chiesa ad orante contemplazione. Con questo stato d’animo ci ritroviamo insieme, il Successore di Pietro con i Successori degli Apostoli, in questo stesso luogo dove Gesù rivelò nell'offerta del suo corpo e del suo sangue le nuove profondità dell'alleanza di amore stabilita tra Dio e il suo popolo. 
Nel Cenacolo il mistero di grazia e di salvezza, del quale siamo destinatari ed anche araldi e ministri, può essere espresso solamente in termini di amore. Poiché Egli ci ha amati per primo e continua ad amarci, noi possiamo rispondere con l’amore (cfr Deus caritas est, 2). 
La nostra vita come cristiani non è semplicemente uno sforzo umano di vivere le esigenze del Vangelo imposte a noi come doveri. Nell'Eucaristia noi siamo attratti nel mistero dell’amore divino. 
Le nostre vite diventano un'accettazione grata, docile ed attiva del potere di un amore che ci viene donato. Questo amore trasformante, che è grazia e verità (cfr Gv 1,17), ci sollecita, come individui e come comunità, a superare la tentazione di ripiegarci su noi stessi nell'egoismo o nell’indolenza, nell’isolamento, nel pregiudizio o nella paura, e a donarci generosamente al Signore ed agli altri. Questo ci porta come comunità cristiane ad essere fedeli alla nostra missione con franchezza e coraggio (cfr At 4,13). Nel Buon Pastore che dona la sua vita per il suo gregge, nel Maestro che lava i piedi ai suoi discepoli, voi, miei cari Fratelli, trovate il modello del vostro stesso ministero nel servizio del nostro Dio che promuove amore e comunione.
L’invito alla comunione di mente e di cuore, così strettamente collegato col comandamento dell’amore e col centrale ruolo unificante dell'Eucaristia nelle nostre vite, è di speciale rilevanza nella Terra Santa. 
Le diverse Chiese cristiane che qui si trovano rappresentano un patrimonio spirituale ricco e vario e sono un segno delle molteplici forme di interazione tra il Vangelo e le diverse culture. Esse ci ricordano anche che la missione della Chiesa è di predicare l'amore universale di Dio e di riunire da lontano e da vicino tutti quelli che sono chiamati da Lui, in modo che, con le loro tradizioni ed i loro talenti, formino l’unica famiglia di Dio. Un nuovo impulso spirituale verso la comunione nella diversità nella Chiesa Cattolica ed una nuova consapevolezza ecumenica hanno segnato il nostro tempo, specialmente a partire dal Concilio Vaticano Secondo. Lo Spirito conduce dolcemente i nostri cuori verso l'umiltà e la pace, verso l'accettazione reciproca, la comprensione e la cooperazione. Questa disposizione interiore all’unità sotto l’impulso dello Spirito Santo è decisiva perché i Cristiani possano realizzare la loro missione nel mondo (cfr Gv 17, 21).
Nella misura in cui il dono dell’amore è accettato e cresce nella Chiesa, la presenza cristiana nella Terra Santa e nelle regioni vicine sarà incisiva. Questa presenza è di importanza vitale per il bene della società nel suo insieme. Le parole chiare di Gesù sull'intimo legame tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo, sulla misericordia e sulla compassione, sulla mitezza, la pace e il perdono sono un lievito capace di trasformare i cuori e plasmare i comportamenti. I Cristiani nel Medio Oriente, insieme alle altre persone di buona volontà, stanno contribuendo, come cittadini leali e responsabili, nonostante le difficoltà e le restrizioni, alla promozione ed al consolidamento di un clima di pace nella diversità
Mi piace ripetere ad essi quello che affermai nel Messaggio di Natale del 2006 ai cattolici nel Medio Oriente: “Esprimo con affetto la mia personale vicinanza in questa situazione di insicurezza umana, di sofferenza quotidiana, di paura e di speranza che state vivendo. Ripeto alle vostre comunità le parole del Redentore: ‘Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno' (Lc 12,32). " (Messaggio di Natale di Sua Santità Papa Benedetto XVI ai cattolici che vivono nella Regione del Medio Oriente, 21 dicembre 2006). 
Cari Fratelli Vescovi, contate sul mio appoggio ed incoraggiamento nel fare tutto quello che è in vostro potere per aiutare i nostri fratelli e sorelle Cristiani a rimanere e ad affermarsi qui nella terra dei loro antenati ed essere messaggeri e promotori di pace. Apprezzo i vostri sforzi di offrir loro, come a cittadini maturi e responsabili, assistenza spirituale, valori e principi che li aiutino nello svolgere il loro ruolo nella società. Mediante l’istruzione, la preparazione professionale ed altre iniziative sociali ed economiche la loro condizione potrà essere sostenuta e migliorata. 
Da parte mia, rinnovo il mio appello ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo a sostenere e ricordare nelle loro preghiere le comunità cristiane della Terra Santa e del Medio Oriente. In questo contesto desidero esprimere il mio apprezzamento per il servizio offerto ai molti pellegrini e visitatori che vengono in Terra Santa in cerca di ispirazione e rinnovamento sulle orme di Gesù. La storia del Vangelo, contemplata nel suo ambiente storico e geografico, diviene viva e ricca di colore, e si ottiene una comprensione più chiara del significato delle parole e dei gesti del Signore. Molte memorabili esperienze di pellegrini della Terra Santa sono state possibili grazie anche all’ospitalità e alla guida fraterna offerte da voi, specialmente dai Frati francescani della Custodia. Per questa servizio, vorrei assicurarvi l'apprezzamento e la gratitudine della Chiesa Universale ed esprimo il desiderio che, nel futuro, pellegrini in numero ancora maggiore vengano qui in visita.
Cari Fratelli, nell’indirizzare insieme la nostra gioiosa preghiera a Maria, Regina del Cielo, mettiamo con fiducia nelle sue mani il benessere e il rinnovamento spirituale di tutti i Cristiani in Terra Santa, così che, sotto la guida dei loro Pastori, possano crescere nella fede, nella speranza e nella carità, e perseverare nella loro missione di promotori di comunione e di pace.

© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana

venerdì 2 giugno 2017

11 settembre 2011: le Frecce Tricolori salutano Benedetto XVI ad Ancona (YouTube)



LINK DIRETTO SU YOUTUBE 

Al termine della celebrazione eucaristica ad Ancona, in occasione della conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale (11 settembre 2011), le Frecce Tricolori salutano Papa Benedetto XVI e la folla di fedeli presenti alla Santa Messa.
Grazie a Gemma per il bellissimo regalo e buona Festa della Repubblica a tutti :-)
Raffaella