sabato 29 dicembre 2012

Pax in veritate. La Giornata del 2013 e il solito tentativo di distorcere il messaggio del Papa (Cozzoli)


La Giornata del 2013 e il solito tentativo di distorcere il messaggio del Papa

Pax in veritate

Mauro Cozzoli

Si avvicina la Giornata mondiale della pace del prossimo primo gennaio che il Papa ha quest’anno solennizzato con un suo Messaggio – «Beati gli operatori di pace» – ampio e variegato nell’esporre il bene della pace e nell’analizzare e denunciare i mali che oggi la contrastano in campo socio-politico, ambientale, economico-finanziario, alimentare, occupazionale, familiare. Eppure nei giorni scorsi l’attenzione e il rilievo dati da non pochi media si sono ridotti al tema delle nozze gay e, tutt’al più, dell’aborto e dell’eutanasia. Una scelta opportunista. 
Opportunista perché risponde alla logica del sensazionale: una notizia è tale e viene data in ordine al clamore che può suscitare. Ma così facendo non s’informa, perché non s’inducono le intelligenze a pensare. E il bene primario e centrale della pace – educare a essa, e promuoverla – è così dissipato.
Dietro operazioni di questo genere c’è ideologica voglia di rissa, conformismo al «politicamente corretto» o l’una e l’altro insieme. E soprattutto c’è l’obiettivo di indebolire il messaggio, rendendolo meno vero, unilaterale e tendenzioso e provocando reazioni scomposte. Operazioni per alimentare la faziosità, non per promuovere la verità. 
Quella verità che il Papa si propone di servire e far risplendere agli occhi delle intelligenze e delle coscienze: «La verità sull’uomo – scrive – iscritta dal Creatore nel suo cuore». Non un’imposizione, ma un invito alla riflessione con il richiamo a princìpi di ragione: espressioni non di un credo ma di un cogito , non di un dogma ma di una sophia, di una sapienza etica. 
«Questi principi – leggiamo nel messaggio – non sono verità di fede. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone». Tali princìpi valgono in tutti i campi della moralità. Perché la morale è una e indivisibile. Non circoscrivibile agli ambiti della società e della politica, dell’economia e dell’ecologia, dell’alimentazione e dello sviluppo.
C’è, infatti, un 'libro della natura' che bisogna leggere con intelligenza cordiale. Un libro che l’analfabetismo e l’agnosticismo etico tendono a rimuovere dalla cultura e dalla paideia etica del nostro tempo. Sono scritte in questo libro la grammatica e la semantica del matrimonio e della famiglia. 
Non relazioni e legami ad libitum dei soggetti. Ma uno status ontologico, fondato sull’essere uomo e sull’essere donna e sul vincolo d’amore aperto alla vita che li unisce. Statuto che l’unione omosessuale non possiede. Tutto questo non è opinione, è verità: è natura, biologicamente, affettivamente e spiritualmente avvalorata. Natura umana e umanizzante. E perciò eticamente vincolante.
Uomini e donne sono liberi di sposarsi o no. Ma, se ci si sposa, si accoglie uno status di vita che non è fatto dagli interessati. E neppure da un potere legislativo. È fatto prima, dalla natura umana del nostro essere al mondo e dalla legge morale in cui essa prende forma normativa. Natura e legge che, per il credente, hanno la sapienza creatrice divina come principio. Cosa c’è in tutto questo d’intollerante? Dove sono i diritti conculcati? In che cosa è offesa e non rispettata la persona omosessuale? Dire la verità, farla risplendere, accoglierla e osservarla senza relativizzarla non è mai, per nessuno, un meno, ma un più di umanità. Per questo la verità è via alla pace. E senza verità, nella falsità e nella menzogna, non c’è pace.
Un mondo senza verità è un mondo babelico e nella babele delle opinioni non fiorisce la pace, ma allignano individualismo ed estraneità, dispersione e discordia. Papa Benedetto ha fatto della conoscenza e dell’amore della verità un pilastro e la via maestra del suo magistero. Caritas in veritate è più che il titolo della sua ultima enciclica. È un indicatore di direzione, volto a fare vera la carità (il termine con cui il cristiano dice l’amore), e con essa la pace, che della carità è espressione. Come a dire Pax in veritate: senza verità la pace è abbandonata alla retorica e votata all’utopia.

© Copyright Avvenire, 29 dicembre 2012 consultabile online anche qui.

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